Negli ultimi anni, il Veneto si è trovato sempre più spesso a fare i conti con le conseguenze della crisi climatica. Eventi estremi come alluvioni, ondate di calore e siccità mettono a rischio non solo l’ambiente, ma anche la salute e l’economia del territorio. Ne abbiamo parlato con Luigi Lazzaro, Presidente di Legambiente Veneto, che ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato tra mitigazione e adattamento per affrontare queste sfide.
Intervista realizzata durante la 4ª edizione del Forum Duezerocinquezero di Padova
Mitigazione e adattamento: due strategie complementari
Secondo Lazzaro, mitigazione e adattamento devono procedere di pari passo. La mitigazione mira a ridurre le cause della crisi climatica, come le emissioni di gas serra, mentre l’adattamento si concentra sul ridurre i danni già in corso e rendere il territorio più resiliente. “Le due strategie devono essere sinergiche”, afferma il Presidente, “un po’ come quando ci alleniamo per una maratona: dobbiamo essere pronti sia allo sforzo costante sia agli sprint improvvisi”.
Un Veneto sempre più esposto ai cambiamenti climatici
I numeri dipingono un quadro preoccupante. Legambiente, attraverso il Report Cittaclima, effettua un monitoraggio sistematico degli eventi climatici estremi. L’analisi evidenzia un incremento globale e nazionale del 485% a partire dal 2025, mentre a livello nazionale, nel solo 2024, il numero di eventi estremi ha già superato le 30 unità. Questo significa danni economici sempre più ingenti, rischi per la popolazione e impatti negativi sulla salute pubblica. La combinazione di temperature record, siccità e alta umidità aggrava ulteriormente la situazione, specialmente nelle aree di pianura dove l’inquinamento atmosferico si somma ai problemi climatici.
Cosa manca per un’azione concreta?
Se da un lato cresce la consapevolezza sulla crisi climatica, dall’altro permangono ostacoli significativi all’azione concreta. “Abbiamo visto segnali positivi, come la strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, dice Lazzaro. Tuttavia, restano tre criticità principali: la carenza di informazione, la scarsità di risorse economiche e una percezione pubblica ancora poco chiara sulle connessioni tra crisi climatica e benessere collettivo.
Buone pratiche per il futuro
Il territorio veneto offre esempi concreti di strategie efficaci per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Tra questi, gli interventi per la riduzione del rischio alluvioni e la creazione di aree forestali di infiltrazione, che permettono di ricaricare le falde acquifere. “Queste soluzioni sono fondamentali per garantire la disponibilità d’acqua anche nei periodi di siccità”, spiega Lazzaro, sottolineando come la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua rappresenti un altro passo importante per rendere il territorio più resiliente.
La crisi climatica è una realtà che non possiamo più ignorare. Affrontarla richiede strategie integrate, risorse adeguate e un cambio di mentalità sia nella politica che tra i cittadini. Il Veneto ha già intrapreso alcune azioni importanti, ma la sfida è ancora aperta: serve accelerare il passo per garantire un futuro sostenibile alle prossime generazioni.
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